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venerdì 22 novembre 2013

Un baratto di umanità

Per la prima volta quest'anno ho partecipato alla Settimana del Baratto che si è tenuta in Italia dal 18 al 22 novembre 2013. Si è rivelata una bellissima esperienza. Il mio baratto è stato scambiare una notte in un B&B a Fiorano Modenese, ai piedi del santuario storico di Fiorano, con una cesta di prodotti campani handmade (pesche sciroppate, melanzane sott'olio, vino aglianico, nocciole irpine, confettura di pesche proveniente dai beni confiscati alla camorra e cicerchie di Montecalvo Irpino). Il B&B si chiama Il Pellegrino e la persona che lo gestisce è davvero speciale. Abbiamo trascorso tantissimo tempo a chiacchierare e scambiarci idee ed esperienze. Un'avventura davvero unica e davvero ricca di umanità. Persone che scelgono di offrire all'altro il poco che si possiede, eliminando l'intermediario monetario, semplicemente per il gusto di intraprendere nuove relazioni e mescolarsi alle esperienze di altri.

giovedì 6 settembre 2012

Scusami

Per le parole che non ho detto e per quelle che purtroppo ho detto.
Per la mano che non ho teso.
Per quel grido che ho ignorato.
Per tutte le volte che ho chiuso gli occhi, quando era più facile.
Per quel dito che ho puntato.
Per tutti i sorrisi falsi che ho esibito.
Per quando ho bevuto tutta la poca acqua che c'era.
Per tutte le volte in cui ho voluto vedere solo le nubi, senza cercare il sole che splendeva dietro.
Per tutti i doni che avrei potuto condividere e che invece ho tenuto gelosamente nascosti.
Per tutte le volte in cui ho dato ascolto all'urlo della vendetta, e ho ignorato il sussurro della speranza.
Perché non avevo capito che dare fa coppia con ricevere.
Perché la mia ipocrisia non ha limiti.
Perché al canto del gallo anch'io dovrò rispondere dei miei "non lo conosco".
E, infine, perché do sempre per scontato il tuo perdono.

martedì 15 maggio 2012

La mia parola

La mia parola. Quella che voglio difendere. Proteggere. Custodire. E a volte anche nascondere. E' INTEGRITA'. Non è un semplice valore. E' qualcosa di più. E' l'essenza dell'anima che rimane intatta nei momenti di difficoltà, di abbattimento, di fallimento. Non è solo un valore. E' lo status che raccoglie tutti i valori. E' il motore di ogni quotidiana azione. E' il collante che tiene insieme le parti che armonizzandosi danno vita all'equilibrio. L'integrità affronta il sistema circostante senza scendere a compromessi, tirando fuori la forza, il coraggio, la solidità. L'integrità si attacca alla vita richiedendo coerenza, fede e rispetto nei confronti prima di se stessi, e poi degli altri. L'integrità è visibile. Le danno voce gli occhi. Occhi che parlano di onestà. Di volontà per fare le cose nella maniera più giusta. Di fede nei confronti della parola. Di voglia di rimediare a un errore, chiedere scusa mettendo da parte l'orgoglio. Di accettare la responsabilità delle proprie azioni. Della forza necessaria per fare del proprio meglio e tutto ciò che è possibile. Ognuno è dotato di integrità. In alcuni è evidente. In altri si nasconde. In altri ancora cerca di farsi strada. In altri ancora spesso viene messa a tacere.

sabato 4 febbraio 2012

25 cose

Un pò di tempo fa mi capitava di scrivere e di riassumere 25 cose su di me. Oggi le ho rilette. Con piacere e con un sorriso. Le voglio riproporre qui.
1) Sono proprio una vera meridionale fiera, testarda e orgogliosa della sua gente...nonostante tutto!
2) Mi nutro di relazioni, cercando persone vere da cui imparare e con le quali confrontarmi.
3) Adoro il mondo che mi circonda, voglio capirlo e sogno di cambiarlo.
4) Sono fiera di aver scelto Bologna, come città in cui vivere e crescere in questo momento...ma so che il mio futuro è altrove.
5) Sono una fan estrema dell'ambiente, della legalità e del biologico...cerco di fare il possibile per applicarli nella mia quotidianità.
6) Amo il mare, il tramonto, le lunghe passeggiate, il profumo dell'erba, Monte Vergine e l'aria che si respira a casa di mia nonna.
7) Credo nell'amore vero e, intanto che aspetto (senza alcuna fretta), mi diverto, viaggio e imparo.
8) Se potessi passerei la vita in giro per il mondo, scrutando ogni angolo nascosto e mi lascerei, ogni volta, togliere il fiato.
9) L'infanzia è stato il periodo più bello...ho ancora addosso l'odore dei campi coltivati da mio nonno...il rito della vendemmia e del maiale...l'intera famiglia riunita a bere vino e sorridere.
10) Molto orgogliosa del corso di laurea in Sociologia dell'Università degli Studi di Salerno...perchè lì ho incontrato e scontrato persone meravigliose.
11) Il contributo maggiore per ciò che sono oggi lo devo ai miei 6 anni nel mondo dell'associazionismo e del volontariato, nel quale ho conosciuto gli oppressi che mi hanno aperto gli occhi sul mondo attraverso la loro collera.
12) Mi arrabbio spesso e in ogni luogo, ma altrettanto spesso sorrido.
13) Vivo per trasformare i miei sogni in realtà e per riconquistare la libertà.
14) Sono una che s'incasina spesso la vita, si stanca da morire, cerca di cogliere il più possibile dalla realtà e torna a casa distrutta quasi ogni sera...ma è proprio tutto questo che mi rende felice.
15) Sono patita per i parchi divertimenti...mi piace sentire l'adrenalina e la tensione ad alta velocità.
16) Rifarei daccapo tutto ciò che ho fatto fin ora.
17) Sono istintivamente razionale, follemente sana ed instabilmente equilibrata.
18) Non sono facile da capire nè da accettare.
19) Non potrei vivere senza mia nonna e tutto ciò che la rappresenta.
20) Odio l'indifferenza. Odio tutti coloro che ci spingono in continuazione nell'oblio dell'ignoranza. Odio essere presa in giro. Odio Berlusconi. Odio la non trasparenza delle cose.
21) Soffro molto dentro, e manifesto pochissimo fuori.
22) Credo in Dio che mi indica ogni giorno la via da seguire e le persone da scegliere.
23) Ho compagni di viaggio che ci saranno sempre e altri di passaggio che ci sono attualmente.
24) Sono un'ottima ladra, perchè da ogni persona che incontro cerco di rubare qualcosa per arricchire la mia anima.
25) Sto imparando a non fermarmi in superficie, ma a scendere sempre di più in profondità.

domenica 25 dicembre 2011

Un Babbo in nero


Pescopagano. Destra Volturno. Baia Verde. Villaggio agricolo. Queste le soste della slitta itinerante di Babbo Natale quest'anno. Una slitta moderna. Formata da tre auto di grandezza media per Babbo Natale e i suoi amici e due furgoncini pieni di regali (rigorosamente impacchettati e suddivisi per genere ed età). Ma la novità di quest'anno non sta tanto nel fatto che Babbo Natale sia nero (e quest'anno, gambiano), quanto nell'animazione di strada. Circa dieci giocolieri e un trampoliere per le vie dei ghetti di Castel Volturno a far vivere in maniera nuova e divertente il Natale. Senza pensare per un attimo alle case senza riscaldamento, alle strade senza asfalto, alla munnezza sotto terra, alle pareti di muffa, ai frigoriferi vuoti.
Per quegli attimi, bianchi e neri sono stati insieme, uniti dalle risate, dai bambini, dal Natale.
Non so perchè e come mai, ma c'è sempre un pò di magia nel Natale.

venerdì 28 ottobre 2011

Destra Volturno: le discariche


Camminare (in macchina) per queste strade è un'impresa. Le strade sono cumuli di asfalto e immondizia. E persone. E bambini. La percentuale di bambini in questa località è molto alta. In linea con la percentuale di rifiuti in strada. L'odore che sovrasta questa zona è il primo elemento a parlare del modo di vivere a Destra Volturno.

giovedì 27 ottobre 2011

Destra Volturno


Destra Volturno è una piccola località/ghetto del comune di Castel Volturno. Da qualche anno è diventato il luogo dell'abbandono, dei rifiuti, degli immigrati. E' una vera e propria località/discarica. Molte case sono state occupate. Molti terreni sono diventate discariche a cielo aperto. Ogni giorno qualcosa brucia. Ogni giorno l'abbandono è sempre più evidente. Le istituzioni la ignorano. Alcune associazioni vi intervengono. Con più o meno successo.

domenica 11 settembre 2011

9.11.2011

Quel giorno non avevo idea della portata storica di ciò che stava accadendo. Ero un'adolescente tormentata e ribelle che cercava di capire quello che le succedeva attorno senza trovare un senso o una risposta convincente. Qualcuno mi lesse la notizia. Ricordo il modo in cui sottovalutai l'evento. Ricordo la domanda che girava nella mia testa "Che succederà adesso?" e il modo in cui cercavo di ignorarla. Un pò di cose sono successe in questi 10 anni ma ancora non so se c'è una spiegazione convincente a ciò che è accaduto. O più di una. O un senso a quella che oggi sembra essere la celebrazione della vita piuttosto che della morte (scrivo mentre ascolto in diretta streaming i nomi delle vittime da ground zero). 11 settembre 2001. Una data storica. Che la mia generazione potrà raccontare ai propri figli e nipoti. Forse senza sapere realmente cosa accade quel giorno. Se si è trattato di un complotto, di un attentato, di un incidente. Ma le cose che sicuramente potremo raccontare sono le vittime innocenti. Le storie di vita. Le immagini. Le reazioni nel resto del mondo.
Intanto ascolto. E cerco ancora di trovare un senso.

sabato 9 aprile 2011

VINitaly


Il sole ti annuncia che è giorno facendo il suo silenzioso ingresso attraverso la tendina rossa della villetta sulle rive del lago di Garda. Gli uccelli canticchiano, il vento è leggero, l'aria è fresca, il silenzio è a tratti interrotto dal lago che sbatte sui sassi. C'è pace stamattina. E' una strana sensazione di ben-essere. Direi che siamo pronti per affrontare un insolito e interessante weekend di-vino.
Riconoscere un buon vino è sicuramente un'arte. Che forse io non avrò mai. Ma è simpatico e piacevole provarci. Imparare a distinguere un Aglianico dall'intenso sapore di frutti rossi leggermente vanigliato da un Passito all'arancia candita da un delicato Grillo aromatizzato ai fiori è una bella esperienza. Mi è piaciuto ascoltare la voce degli esperti del settore. Scoprire cose che non sapevo. Fare confronti e trovare differenze tra le varie cantine italiane. Anche questa azione mi ha comunicato qualcosa di alternativo. Riscoprire gusti, sensazioni, confronti. Allora, viva il vino. Il buon vino. Che unisce culture, territori, persone.

domenica 6 marzo 2011

10 motivi per cui vale la pena

La mia Carta Costituente. Le 10 motivazioni per cui secondo me vale la pena vivere...e continuare a sperare.

- l'abbraccio caldo di mia nonna sul divano
- la grappa con tonino la domenica dopo il pranzo
- innamorarsi
- il fiano di Avellino
- la cena preparata con passione per qualcuno a cui tieni
- il mare, soprattutto in inverno
- la pizza
- il coraggio e la forza di affrontare un momento difficile e la soddisfazione di averlo superato
- gli amici veri, quelli che continuano a starti accanto e ad amarti nonostante tutto
- le favole, lette ad alta voce insieme a qualcuno che ami

martedì 11 gennaio 2011

2011 idee

Scrivere le 2011 idee elaborate in questi ultimi mesi in vista dell'anno nuovo sarebbe troppo complicato e forse anche noioso. Scriverne alcune può risultare invece interessante. Da questo nuovo anno non voglio aspettarmi nulla. Non voglio aspettarmi nulla da questo governo e da tutti quelli che prendono scelte decisionali a livello nazionale e globale. Dai politici o dai sindacati. Dalle Ong o dai comitati specifici. Dall'Italia delle emergenze o da quella dei "io non vado più a votare". Dalla Chiesa o dai gruppi associativi. Preferisco invece aspettarmi da me stessa di portare avanti almeno la metà delle idee elaborate. Voglio un anno in cui potrò finalmente realizzare un elaborato di tesi che possa darmi soddisfazione e che possa essere uno specchio pulito della realtà, privo di ogni giudizio o lente deformante agli occhi del lettore. Un anno di cambiamenti: città, casa, macchina, compagni di viaggio, libri, persone; il quale comporta inevitabilmente paure ed entusiasmi che si alternano nel corso dei giorni. Un anno con la voglia e l'intenzione di migliorare una lingua, leggere con più assiduità, trovare un lavoretto nel weekend, diventare una volontaria presente e attiva nella Jerry Masslo, svolgere per bene il mio ruolo di tirocinante. Sarà l'anno giusto per laurearmi, continuare a viaggiare, andare per un mese a lavorare in una fattoria, provare a fare domanda di servizio civile all'estero, prendermi cura di una pianta, incontrare una persona speciale che mi stimoli la mente e che mi faccia accelerare il battito del cuore.
Alcune idee ci sono. Altre si svilupperanno. Il tempo per darle una vita sembra proprio iniziato.

domenica 9 gennaio 2011

Inizio viennese

Il 2011 è arrivato superando ogni aspettativa (in bene o in male, in un senso e nel suo opposto).
Passeggiare su uno strato di neve ghiacciata con 8 gradi sotto zero di fronte al bellissimo Parlamento di Vienna ricordando il mare di Vietri con il vento sulla faccia e l'acqua fredda sotto i piedi.
Bere un caffè chiamato melange di schiuma di latte e acqua al gusto di caffè apprezzando quella tazzina al Vecchia Napoli dopo pranzo prima di andare in bottega.
Mangiare su una tavola di legno pulita pensando alla faccia di mia madre che non sa stare senza una tovaglia colorata sotto il piatto.
Guardare wurstel di cervo essicare in un magazzino sentendo in bocca il gusto della sopressata di papà.
Sentire il profumo di una cantina piena di vecchie botti immaginando una bottiglia di Fiano da condividere.
Ridere guardando un coniglio attraversare la strada, un cane pastore mentre ti salta sulle spalle, un gruppo di maialini marroni e pelosi che vogliono rosicchiarti il maglione, mi fa tornare con la mente sulla collinetta d'infanzia quando Kelly e i suoi cuccioli di husky correvano a salutarmi di ritorno dalla scuola.
Gustare un vin brulè bianco su un divano letto davanti a un film, spostando il pensiero verso mia nonna in cucina che prepara le mele cotte con il miele.
Emozionarsi di fronte a un rosso tramonto su un lago ghiacciato, mentre ai tuoi occhi appare la luce di una nuova vita.
L'anno che è entrato sta mostrando un nuovo percorso. Con la speranza di fare le scelte giuste do il benvenuto a lui e ad una nuova me.

lunedì 16 agosto 2010

preGIUDIZIO

Caro pregiudizio,
puntualmente riappari e puntualmente mi irriti. Ti avevo quasi dimenticato. Procedevo con la mia vita ignorandoti. Eppure ogni tanto la tua presenza diviene così petulante, continua e soffocante da tirare fuori il peggio della mia aggressività. Riappari freddo, inappropriato e inumano (nel senso che non consideri che ti stai rivolgendo ad una persona umana con tutti i suoi aspetti comprensibili e non).
"Devi essere carina, stai mangiando troppo, il tuo problema è che tu non fai uno sport, non arriverai mai così lontano perchè ci riescono solo in pochi, sei polemica, parli troppo, certe cose non le devi dire...". Queste sono le caramelle amare che mi costringi a ingerire. Ma sappi che io ho deciso di continuare ad ignorarti, perchè quelle restano solo parole improduttive che non mi aiuteranno nè a migliorare nè ad evitare di sbagliare.
Quindi, mio caro pregiudizio, voglio solo dirti che il tuo è un atteggiamento che allontana piuttosto che avvicinare le persone, rompe piuttosto che rafforzare legami, genera piuttosto che superare incomprensioni. Al momento il mio obiettivo è starti lontano il più possibile perchè la tua presenza nella miia vita mi crea molti fastidi.

domenica 14 febbraio 2010

Senza parole, solo rabbia

Viareggio, zona darsena, lunedì 8 febbraio, ore 02.10

Ballare (e sudare) così tanto era diventata una reminiscenza. Seguire il ritmo di una musica troppo lontana per essere ricordata dalla maggior parte dei sedicenni presenti. Quel ritmo che torna a provocare una bella sensazione. Apprezzare la compagnia e il sorriso di buoni amici.
All'improvviso, l'elemento razionale, che caratterizza la sottile maturità degli anni e un buon lato della personalità, prende il sopravvento. D'improvviso tutto è immobile, fermo, vuoto.
Gli occhi si bloccano su una scena. La mente si concentra su una adolescente. L'animo inizia ad alimentare rabbia, domande, incomprensioni, indignazione.
Perchè a diciassette anni scegliere di bere fino a non capire ciò che ti succede attorno. Fino a dimenticare dov'è la decenza e soprattutto il valore della propria dignità. Posso immaginare che in quel momento la tua giovane vita ha bisogno di soddisfazioni, piaceri, divertimento, una mente sgombra, un cicchetto in più, un movimento con uno sconosciuto. Ma ciò che ho difficoltà a capire è l'accettazione di quelle mani sul tuo corpo, l'indifferenza per quegli sguardi senza pudore fissi su di te, l'incomprensione degli obiettivi messi in atto per questa serata.
Avrei bisogno che tu mi spiegassi, perchè l'unico mio desiderio al momento è quello di prenderti a schiaffi e accompagnarti in fretta a casa. Forse non riuscirò ad avere una chiarificazione. Per ora. Adesso riconosco solo la mia indignazione. La mia preoccupazione. La mia rabbia. Quando ti vedo andare via in quella macchina, con quelle mani e quegli sguardi. Quando mi rendo conto che il loro obiettivo sta per essere raggiunto. E quando assumo la consapevolezza che è tardi per tentare in un aiuto che probabilmente avresti rifiutato. Forse. O forse no.

lunedì 25 gennaio 2010

"Scusi Signora"

Percorri la tua strada. A volte ripida, a volte in discesa. E' la strada che hai scelto. Quella che ti appaga e che ti fa male. Mentre cammini ti senti spesso fuori luogo e altrettanto spesso fuori tempo. Innazi a te, sconosciuti, amici, conoscenze temporanee e frammenti di vita passeggeri. Qualcuno sente i tuoi passi. Altri ignorano il rumore dei tuoi piedi e dei tuoi pensieri. In pochi attimi ricordi la tua vita da bambina e poi da inquieta adolescente alla ricerca di quello che all'epoca non sapevi definire: il senso vero del vivere. Uno spruzzo di anni dopo diventi una Signora. Pare che questo sia il sostantivo identificativo principale dopo i 25 anni (o forse anche prima). Probabilmente è quello che racchiude meglio l'idea che il mondo circostante si fa di te appena t'incrocia nel percorso. Ma è una definizione che emana fastidio. Non per via della paura nei confronti della maturità. Forse perchè il mondo inizia a guardarti come un'adulta. Forse lo sei già. E forse è il momento che anche tu ci creda. Sei entrata nel mondo degli adulti. E da adesso, la tua vita inizia a cambiare.

lunedì 27 aprile 2009

Il G8 è un imbroglio

Spostare il G8 a L'Aquila?
Un altro inutile segno di spettacolarizzazione della tragedia. Un vertice come questo ha solo una funzione mediatica, ma non aiuta a risolvere i problemi e non aiuterà i terremotati. E, come ogni vertice, produrrà solo promesse che non verranno mantenute. Perchè gli otto grandi non sono in grado di prendere decisioni da soli, ma devono accordarsi con gli altri. Il G8 è superato dal G20. Il G8 è un male per il mondo, perchè mortifica le istituzioni internazionali democratiche che sono i veri luoghi della ricerca delle soluzioni ai problemi globali. Il G8 costa un sacco di soldi: oltre 400 milioni di euro (soldi pubblici). Berlusconi ha detto che, spostando il vertice a L'Aquila ne ha risparmiati 220 ma non ha detto quanti ne ha spesi fin'ora e quanti ne dovrà ancora spendere per i lavori avviati e non conclusi in Sardegna (alla Maddalena), nè quanti a L'Aquila per garantire un buon soggiorno ai potenti della terra. Questo vertice presenta sin dall'inizio un sospetto di imbroglio. Inutilità e inconcludenza.

lunedì 10 novembre 2008

Una morte in nome della legalità

E' morta Miriam Makeba. E' morta dopo il suo ultimo canto di speranza a Castelvolturno, nella terra dell'illegalità, della camorra, del razzismo. Anche la sua morte, così come la sua vita, è stato un gesto coerente con le sue idee e la sua voglia di ricercare speranza.
Mama Afrika (così è meglio conosciuta) è un modello per molti africani in esilio in varie arti del mondo, per molti che si battono contro l'apartheid e contro il razzismo mondiale, per molti che ancora credono e che ancora sperano, non solo neri.
I segni che lei ha lasciato sono troppo radicati nel mondo per essere cancellati. Miriam Makeba non è morta perchè la sua speranza continuerà a muovere le nostre azioni e le nostre scelte.

giovedì 24 luglio 2008

Borsellino,scusaci!

Alla commemorazione del sedicesimo anno dalla morte di Paolo Borsellino, in via d'amelio, in prima fila a ricordarlo, c'era proprio lui, il presidente del Senato Schifani. Colui che trent’anni prima di sedere sul più alto scranno del Parlamento, sedeva nella Sicula Brokers, una società di brokeraggio fondata con Cosa Nostra. I soci erano cinque: oltre a Schifani, l’avvocato Nino Mandalà (futuro boss di Villabate, fedelissimo di Provenzano); Benny D’Agostino (costruttore amico del boss Michele Greco, re degli appalti mafiosi, poi condannato per concorso esterno); Giuseppe Lombardo (amministratore delle società dei cugini Nino e Ignazio Salvo, esattori mafiosi e andreottiani di Salemi arrestati da Falcone e Borsellino nel 1984). Completa il quadro Enrico La Loggia, futuro ministro forzista. Nei primi anni 80, Schifani e La Loggia sono ospiti d’onore al matrimonio del boss Mandalà. All’epoca, sono tutti e tre nella Dc. Poi, nel 1994, Mandalà fonda uno dei primi club azzurri a Palermo, seguito a ruota da Schifani e La Loggia. Il boss, a Villabate, fa il bello e il cattivo tempo. Il sindaco Giuseppe Navetta è suo parente: infatti, su richiesta di La Loggia, Schifani diventa “consulente urbanistico” del Comune perché - dirà La Loggia ai pm antimafia - aveva “perso molto tempo” col partito e aveva “avuto dei mancati guadagni”. Il pentito Francesco Campanella, braccio destro di Mandalà e Provenzano, all’epoca presidente del consiglio comunale di Villabate in quota Udeur, aggiunge: “Le 4 varianti al piano regolatore furono tutte concordate con Schifani”. Poi si fece il piano regolatore generale…un grande affare per la famiglia mafiosa di Villabate. Mandalà organizzò tutto in prima persona. Mi disse che aveva fatto una riunione con Schifani e La Loggia e aveva trovato un accordo: i due segnalavano il progettista del Prg, incassando anche una parcella di un certo rilievo. L’accordo che Mandalà aveva definito coi suoi amici Schifani e La Loggia era di manipolare il Prg, affinché tutte le sue istanze - variare i terreni dove c’erano gli affari in corso e penalizzare quelli della famiglia mafiosa avversaria - fossero prese in considerazione dal progettista e da Schifani. Il che avvenne: cominciò la stesura del Prg e io partecipai a tutte le riunioni con Schifani” e “a quelle della famiglia mafiosa, in cui Schifani non c’era”.
Oggi, dopo gli accordi sottobanco con Mandalà (dimosrati da intercettazioni) e la scomparsa del comune per infiltrazioni mafiose, Schifani, dal 1996 in Senato, parla d dialogo e di antimafia.
E proprio oggi, dopo 16 anni dalla tua morte, mi sento di chiederti scusa!

venerdì 23 maggio 2008

23 Maggio 1992

Queste le parole di Giovanni Brusca, il mafioso che ha ucciso Giovanni Falcone e tutta la sua scorta il 23 maggio 1992 a Capaci: "Ho ucciso Giovanni Falcone. Ma non era la mia prima volta: avevo già adoperato l’auto bomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. Sono responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito e quindici quando fu ammazzato. Ho commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento, di sicuro meno di duecento. Ho strangolato parecchie persone. Ho sciolto i cadaveri nell’acido muriatico. E, prima di farlo, molti li ho carbonizzati su graticole costruite apposta".
Brusca ha messo queste cose a verbale e nel 1999 le ha pure raccontate al collega Saverio Lodato. "Non ho mai avuto modo di conoscere il dottor Falcone. Il mio risentimento nei suoi confronti era identico a quello di tutti gli affiliati a Cosa Nostra: era il primo magistrato, dopo Rocco Chinnici, che era riuscito a metterci seriamente in difficoltà, quella che aveva inaugurato la pagina del pentitismo, che aveva istruito, anche se non da solo, il primo «maxi processo» contro di noi. Era riuscito a entrare dentro Cosa Nostra, sia perché ne capiva le logiche, sia perché aveva trovato le chiavi giuste. Lo odiavamo, lo abbiamo sempre odiato".
"Prendemmo la decisione iniziale di uccidere Falcone, per la prima volta, alla fine del 1982", racconta Brusca. "Non tramontò mai il progetto di uccidere Falcone, di eliminare lui e tutti i nostri avversari: quelli che ci avevano tradito, quelli che erano stati amici e ci erano diventati nemici, e mi riferisco agli uomini politici che spesso si trinceravano dietro lo scudo dell’antimafia per rifarsi una verginità. Per esempio quelli che ormai realizzavano tutto ciò che chiedeva Falcone: le sue leggi, i suoi provvedimenti, le sue misure restrittive. Giulio Andreotti per ripulire la sua immagine ci provocò danni immensi: Salvo Lima e Ignazio Salvo sono stati uccisi per questo".
Oggi Giovanni Falcone è vivo perchè cammina sulle nostre gambe. Con la sua morte la mafia si è ingannata da sola, perchè ha dimostrato che ciò che diceva era vero. E continua ad essere vero.
"Nel periodo precedente all’attentato si doveva fare il nuovo presidente della Repubblica e si parlava di Andreotti come uno dei candidati più forti. Noi volevamo che l’attentato avvenise prima della nomina, in modo che il senatore non venisse eletto.Tanto che Riina disse: «Glielo faccio fare io il presidente della Repubblica…». Noi pensavamo:«A cu fannu, fannu, a noi non ci interessa. Basta che non è Andreotti». E così accade. Anche un bambino capisce che in quel periodo, con le voci che giravano su Andreotti, con la strage di Falcone, lui era spacciato. Completamente tagliato fuori".


giovedì 1 maggio 2008

lavORO

Oggi, nel Giorno del Lavoro, mi viene in mente Marx. Nel 1861 scriveva:"il lavoro è un processo che si svolge fra l'uomo e la natura, nel quale l'uomo, per mezzo della propria azione, media, regola e controlla il ricambio organico fra se stesso e la natura: contrappone se stesso, quale una fra le potenze della natura, alla materialità della natura. Egli mette in moto le forze naturali appartenenti alla sua corporeità, braccia e gambe, mani e testa, per appropriarsi dei materiali della natura in forma usabile per la propria vita.". Ripenso al contributo che egli ha dato sul significato di questo concetto che in tanti oggi storpiano, semplificano, trasformano, ne fanno strumento elettorale. Oggi, questa parola, LAVORO, sembra divenuta urgente e temuta insieme. Perchè non è possibile morire per il lavoro:"Il lavoro non è una condanna per l’uomo, ma il lavoro è l’uomo stesso nel suo modo specifico di farsi uomo. Il lavoro è l’unica manifestazione della libertà umana, ovvero della capacità di formare la propria esistenza specifica."