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domenica 6 marzo 2011

10 motivi per cui vale la pena

La mia Carta Costituente. Le 10 motivazioni per cui secondo me vale la pena vivere...e continuare a sperare.

- l'abbraccio caldo di mia nonna sul divano
- la grappa con tonino la domenica dopo il pranzo
- innamorarsi
- il fiano di Avellino
- la cena preparata con passione per qualcuno a cui tieni
- il mare, soprattutto in inverno
- la pizza
- il coraggio e la forza di affrontare un momento difficile e la soddisfazione di averlo superato
- gli amici veri, quelli che continuano a starti accanto e ad amarti nonostante tutto
- le favole, lette ad alta voce insieme a qualcuno che ami

lunedì 14 febbraio 2011

Donne in cammino

Anche la città di Bologna il 13 febbraio 2011 ha visto scendere in piazza e per le strade principali le donne, ma non solo. Erano tante le persone. E di tutte le età.
Il percorso previsto, quello concordato con le forze dell'ordine, avrebbe riguardato la periferia della città: occupare strade che non avrebbero creato troppi disagi. Un cammino che si sarebbe dovuto svolgere nei pressi della stazione centrale senza toccare le strade principali della città, ma soprattutto senza arrivare in Piazza Maggiore. Durante la manifestazione i programmi sono cambiati. Senza problemi. Questo flusso di donne agguerrite e uomini in silenzio si è spostato percorrendo Ugo Bassi fino ad arrivare in Piazza Grande (così chiamata dai bolognesi). Non è stato un gesto di poca importanza o da sottovalutare. Nel suo piccolo è stata una sfida e una conquista. Conquistare Piazza Maggiore significa coinvolgere tutti. Arrivare a tutti. Lasciare una periferia per sfidare il centro. Mi piace pensarla così: uomini e donne di ogni età che insieme provano a conquistare l'attenzione centrale rinunciando a rimanere una minoranza relegata e dimostrando che la maggior parte delle persone di questo paese è onesta, lavora con dignità, sogna un Italia migliore.


martedì 11 gennaio 2011

2011 idee

Scrivere le 2011 idee elaborate in questi ultimi mesi in vista dell'anno nuovo sarebbe troppo complicato e forse anche noioso. Scriverne alcune può risultare invece interessante. Da questo nuovo anno non voglio aspettarmi nulla. Non voglio aspettarmi nulla da questo governo e da tutti quelli che prendono scelte decisionali a livello nazionale e globale. Dai politici o dai sindacati. Dalle Ong o dai comitati specifici. Dall'Italia delle emergenze o da quella dei "io non vado più a votare". Dalla Chiesa o dai gruppi associativi. Preferisco invece aspettarmi da me stessa di portare avanti almeno la metà delle idee elaborate. Voglio un anno in cui potrò finalmente realizzare un elaborato di tesi che possa darmi soddisfazione e che possa essere uno specchio pulito della realtà, privo di ogni giudizio o lente deformante agli occhi del lettore. Un anno di cambiamenti: città, casa, macchina, compagni di viaggio, libri, persone; il quale comporta inevitabilmente paure ed entusiasmi che si alternano nel corso dei giorni. Un anno con la voglia e l'intenzione di migliorare una lingua, leggere con più assiduità, trovare un lavoretto nel weekend, diventare una volontaria presente e attiva nella Jerry Masslo, svolgere per bene il mio ruolo di tirocinante. Sarà l'anno giusto per laurearmi, continuare a viaggiare, andare per un mese a lavorare in una fattoria, provare a fare domanda di servizio civile all'estero, prendermi cura di una pianta, incontrare una persona speciale che mi stimoli la mente e che mi faccia accelerare il battito del cuore.
Alcune idee ci sono. Altre si svilupperanno. Il tempo per darle una vita sembra proprio iniziato.

domenica 9 gennaio 2011

Inizio viennese

Il 2011 è arrivato superando ogni aspettativa (in bene o in male, in un senso e nel suo opposto).
Passeggiare su uno strato di neve ghiacciata con 8 gradi sotto zero di fronte al bellissimo Parlamento di Vienna ricordando il mare di Vietri con il vento sulla faccia e l'acqua fredda sotto i piedi.
Bere un caffè chiamato melange di schiuma di latte e acqua al gusto di caffè apprezzando quella tazzina al Vecchia Napoli dopo pranzo prima di andare in bottega.
Mangiare su una tavola di legno pulita pensando alla faccia di mia madre che non sa stare senza una tovaglia colorata sotto il piatto.
Guardare wurstel di cervo essicare in un magazzino sentendo in bocca il gusto della sopressata di papà.
Sentire il profumo di una cantina piena di vecchie botti immaginando una bottiglia di Fiano da condividere.
Ridere guardando un coniglio attraversare la strada, un cane pastore mentre ti salta sulle spalle, un gruppo di maialini marroni e pelosi che vogliono rosicchiarti il maglione, mi fa tornare con la mente sulla collinetta d'infanzia quando Kelly e i suoi cuccioli di husky correvano a salutarmi di ritorno dalla scuola.
Gustare un vin brulè bianco su un divano letto davanti a un film, spostando il pensiero verso mia nonna in cucina che prepara le mele cotte con il miele.
Emozionarsi di fronte a un rosso tramonto su un lago ghiacciato, mentre ai tuoi occhi appare la luce di una nuova vita.
L'anno che è entrato sta mostrando un nuovo percorso. Con la speranza di fare le scelte giuste do il benvenuto a lui e ad una nuova me.

sabato 11 dicembre 2010

Il dittatore del bunga bunga

Ieri sera al Paladozza di Bologna eravamo in tantissimi a vivere un momento di spettacolo e informazione con il cantante bolognese Andrea Mingardi, il comico Antonio Cornacchione, Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Vauro, il magistrato Bruno Tinti, il poliziotto sospeso Gioacchino Genchi, le video interviste a Dario Fo, Antonio Ingroia e al direttore dell' Economist Bill Emmot.
Eravamo in 7 mila o anche di più. Alle ore 20, con l'arrivo di Di Pietro, il Paladozza era già pieno, ma molti erano rimasti fuori, nonostante la fila iniziata a partire dalle ore 18. Lui comincia a fare entrare gli altri, dirige il traffico umano con decisione facendo occupare tutti gli spazi rimasti vuoti giù intorno al palco. Il Paladozza ha una capienza per questi eventi di 5,700 spettatori.
Temi di discussione: corruzione, soprattutto in vista degli ultimi rimasti affascinati (o meglio comprati) dai soldi del Cavaliere, Scilipoti e Razzi, una corruzione affrontata anche a livello giuridico tramite il sostegno di un magistrato come Tinti; legalità grazie all'intervento di Ingroia; le problematiche legate a questa legge elettorale. Il tutto affrontato in quell'atmosfera tipica di chi è in attesa, di chi spera e di chi crede che questo paese possa essere governato in maniera diversa. Purtroppo Berlusconi ha avuto la fiducia sia al Senato sia alla Camera, ma la speranza di ripulire il Parlamento non è ancora morta. Ci deve essere una possibilità. C'è sempre un'altra possibilità.

lunedì 29 novembre 2010

Resto o vado

Nelle 4 puntate di Vieni via con me avrò pianto più di quanto non abbia mai fatto negli ultimi 10 anni. E' stato un mese di forti strette al petto, di brividi sulla pelle, di rabbia che ribolliva nelle vene, di scariche adrenaliniche di gioia e attesa, di indignazione, di vergogna, di voglia di scappare da questo paese, di desiderio di restare a lottare per dimostrare chi ha veramente ragione. La domanda che mi rimbomba da quando mi sono laureata (nel febbraio 2008) è sempre stata questa: "Resto o vado via?". E anche qui, la risposta della mia anima e quella della mia mente sono state sempre in conflitto.
Vado via perchè sono stanca di sentire che "non ce la farai, la strada che hai scelto è difficile e pericolosa".
Resto perchè mi sono resa conto che non sono sola.
Vado via perchè mi sento profondamente delusa ogni volta che sfoglio un giornale.
Resto perchè ho capito di avere l'opportunità di fare qualcosa di buono per la mia regione.
Vado via perchè nella mia regione ci sono troppe cose che non vanno.
Resto perchè lamentarsi o sentirsi in colpa non serve a niente e a nessuno, meglio rimboccarsi le maniche e lavorare.
Vado via perchè non voglio più che qualcuno mi dica "stai invecchiando, non hai ancora trovato un fidanzato, di questo passo non ti sposerai mai, sei troppo anticonformista, sei una comunista, tu di certo non cambierai le cose, sei troppo meridionale, devi dimagrire, non conosci bene le lingue, non farai mai il lavoro che desideri, etc".
Resto perchè ho imparato che quello che è giusto per me non arriverà mai dagli altri, ma solo da me stessa.
Vado via perchè qui non ho possibilità di parlare, di farmi ascoltare, di lavorare con dignità, di vivere come una Donna.
Resto perchè anch'io voglio restare e continuare a sentirmi vicina a roberto saviano, nonostante tutto.

venerdì 26 novembre 2010

Un Ponte di affari

I Padrini del ponte. Affari di Mafia sullo stretto di Messina. E' il testo uscito ad aprile di Antonio Mazzeo, sulla base di una documentazione che privilegia le fonti giudiziarie, l'analisi di innumerevoli denunce e indagini sugli interessi criminali attorno alla costruzione del ponte sullo stretto. Sinistra Universitaria e l'Associazione Antimafia NoName giovedì 25 novembre hanno dato l'opportunità a tutta l'Università di Bologna di incontrare e ascoltare l'autore.
Il ponte sullo stretto di Messina. Una storia che va avanti da almeno 30 anni. Da quando è nato questo ponte ha molti padrini. Non si parla solo di promotori istituzionali. E' una vera e propria opera criminale che coinvolge non solo le organizzazioni criminali italiane ('ndrangheta e cosa nostra soprattutto), ma in particolare quelle transnazionali. Tra queste c'è la famiglia del clan Rizzuto, la quale, partita da Agrigento, è diventata una delle più potenti famiglie in Canada nella gestione dei traffici di droga e di armi. I padrini del ponte sono anche i padrini delle guerre mondiali (come Iran e Afganistan), del cemento e dell'informazione. Cinque anni fa la famiglia Rizzuto si è proposta con 6 milioni di dollari per poter entrare nella fase di progettazione del ponte. Finora non è stato ancora costruito proprio per mancanza di soldi. Il governo italiano ci metterebbe solo il 15% della spesa totale. Il resto deve finanziarlo un privato. Il clan Rizzuto entra così in gioco. Il ponte sullo stretto di Messina ha un altissimo valore simbolico. Quest'opera farebbe passare alla storia il soggetto politico che riuscirà a realizzarlo. E questo gli darebbe una fortissima legittimità politica. L'idea del ponte è un'idea vincente perchè porta non solo consenso politico, ma anche tanto denaro a molti. I cantieri sono aperti da anni. Ed è da anni che si consumano, o meglio si rubano soldi ai fondi Fas per lo sviluppo (stimati almeno 1300 milioni).
L'Italia sta diventando il paese delle "emergenze". Un business creato sulle emergenze e sui commissariati speciali: emergenza rifiuti in campania, emergenza terremoto in abruzzo, emergenza frane. Un sistema utile al guadagno di alcuni a spese dei cittadini. Questa rabbia e tutta questa indignazione devono diventare un grande movimento di massa che possa orientare le scelte di coloro che ci dovrebbero rappresentare verso i diritti di tutti senza privilegiare pochi.