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venerdì 20 maggio 2011

On the road

Voglio condividere con voi questo stralcio da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso Americano, redatta nell'Ottobre 1912:
"Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l'acqua, molti di loro puzzano anche perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie della città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente anche antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare fra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".
Cosa è cambiato? E' trascorso un secolo da allora. Ed eravamo noi. Italiani. Uomini e donne del sud. Noi conosciamo il vero significato delle parole Rimpatrio, Espulsione, Sfruttamento sul lavoro. Dobbiamo solo impegnarci a ricordarlo.
Buona Memoria a tutti!

sabato 9 aprile 2011

VINitaly


Il sole ti annuncia che è giorno facendo il suo silenzioso ingresso attraverso la tendina rossa della villetta sulle rive del lago di Garda. Gli uccelli canticchiano, il vento è leggero, l'aria è fresca, il silenzio è a tratti interrotto dal lago che sbatte sui sassi. C'è pace stamattina. E' una strana sensazione di ben-essere. Direi che siamo pronti per affrontare un insolito e interessante weekend di-vino.
Riconoscere un buon vino è sicuramente un'arte. Che forse io non avrò mai. Ma è simpatico e piacevole provarci. Imparare a distinguere un Aglianico dall'intenso sapore di frutti rossi leggermente vanigliato da un Passito all'arancia candita da un delicato Grillo aromatizzato ai fiori è una bella esperienza. Mi è piaciuto ascoltare la voce degli esperti del settore. Scoprire cose che non sapevo. Fare confronti e trovare differenze tra le varie cantine italiane. Anche questa azione mi ha comunicato qualcosa di alternativo. Riscoprire gusti, sensazioni, confronti. Allora, viva il vino. Il buon vino. Che unisce culture, territori, persone.

lunedì 4 aprile 2011

Noi e loro

Incontrarsi per discutere di guerra. E di pace. Associazioni, partiti, sindacati, gruppi di civili. I pochi presenti hanno parlato, discussi e proposto. C'è una guerra che ormai si consuma da mesi. Forse da anni. A pochi chilometri. Ma ci siamo dentro. Tutti. L'Italia, l'Europa, il mondo. Vedo e sento l'abbandono delle responsabilità e del buon senso. Uomini e donne che hanno avuto il coraggio e la forza di opporsi a regimi dittatoriali fondati sulla bugia. Che hanno avuto la forza di mettersi in viaggio su un barcone rischiando la vita. In nome della libertà e della volontà di prendere in mano il proprio futuro e iniziare a costruirlo. Dalla riva opposta: una politica dei respingimenti, della delega e delle tendopoli. Il momento storico che stiamo vivendo non è facile. Ma pochi stanno facendo la loro parte. Le Risoluzione delle Nazioni Unite del 1973 chiede l'applicazione di due obiettivi fondamentali: l'immediato cessate il fuoco e nessuna violenza sui civili. Oggi si spara ancora in Libia. Nuove bombe. A Brega e a Ajdabiya. E l'Onu si scusa. Non bastano più solo le scuse. E' necessario impegnarsi a trovare soluzioni concrete che mettano al centro il rispetto dei diritti umani con una vera politica dell'accoglienza. Quell'accoglienza che ci stanno insegnando le vecchie signore di Lampedusa o di Manduria. Le uniche che veramente stanno dimostrando al mondo istituzionale e alle istituzioni nel mondo come ognuno può fare bene la propria parte. Che si cominci a Dialogare. Un dialogo costruttivo. Tra Istituzioni nazionali, europee e internazionali. E con i migranti stessi. Persone che vanno accolte e accompagnate.Come risorsa. Non come emergenza.

lunedì 28 marzo 2011

Casale è donna

Casal di Principe. Corso Umberto I, il principale. Parcheggio (la fortuna è con me). Faccio un giro intanto che aspetto di parlare con il Dottore. Una signora mi guarda. Faccio un altro giro. La signora mi guarda ancora, con maggiore intensità. Si avvicina. Cominciamo una conversazione. Scopro che le donne di Casale non camminano a piedi. Le donne di Casale girano solo in macchina. Le donne che vedi camminare a piedi o andare in bicicletta sono solo le straniere. Ecco perchè mentre camminavo tutti mi fissavano in modo strano e incuriosito. Daltronde, qui anch'io sono considerata una straniera. Un'altra dinamica locale da studiare e da capire. La giovane signora dalla voce acuta prima di andare via mi cerca. Mi saluta sorridendo e m'invita a citofonarla qualora avessi bisogno di qualcosa. Non so perchè, ma penso che in questa cittadina mi troverò bene.

domenica 20 marzo 2011

VIVAPotenzaVIVA


Quest'anno la Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime di mafia si è svolta a Potenza, in Basilicata. Una regione e una città confinante con importanti territori mafiosi. Un luogo di passaggio per armi e droga dirette in Calabria o in Puglia. Potenza è una città quartiere. Un agglomerato di cemento, il vero padrone da molti anni ormai. Particolarmente suggestivo è stato entrare nel Rione Cocuzzo, dove è stato costruito nel 1973 il famoso Serpentone, da un progetto di Francesco Di Salvo, lo stesso architetto delle Vele di Scampia. Un complesso di case popolari pensato per accogliere 5 mila persone. Oggi se ne contano 8 mila. Persone che hanno imparato a convivere con le scritte "Lavori in corso". Che stanno ancora aspettando la famosa riqualificazione urbana di via Tirreno. Che hanno visto il loro rione diventare il punto di riferimento dello spaccio di droga per l'intera città. Guardare l'enorme luna piena da questo luogo, durante la veglia di Don Ciotti ascoltando le testimonianze dei parenti delle vittime di mafia è stato fondamentale. E' stato il segno di un cambiamento possibile. Di un'attenzione che cambia direzione spostandosi nella vera realtà. Quella realtà facile da evitare. Volutamente ignorata e non ascoltata.
Eravamo in 80 mila unito contro tutte le mafie proprio da questo luogo, la Lucania, la "terra di luce". Per restituirgli una dignità e un'attenzione in più. Con la speranza e l'impegno da parte di tutti noi di immaginare, scegliere e costruire un mondo più giusto, perchè in fondo, ne vale ancora la pena. Per tornare tutti a VIVERE veramente, rispettando noi stessi e tutto ciò che ci circonda.

domenica 6 marzo 2011

10 motivi per cui vale la pena

La mia Carta Costituente. Le 10 motivazioni per cui secondo me vale la pena vivere...e continuare a sperare.

- l'abbraccio caldo di mia nonna sul divano
- la grappa con tonino la domenica dopo il pranzo
- innamorarsi
- il fiano di Avellino
- la cena preparata con passione per qualcuno a cui tieni
- il mare, soprattutto in inverno
- la pizza
- il coraggio e la forza di affrontare un momento difficile e la soddisfazione di averlo superato
- gli amici veri, quelli che continuano a starti accanto e ad amarti nonostante tutto
- le favole, lette ad alta voce insieme a qualcuno che ami

lunedì 14 febbraio 2011

Donne in cammino

Anche la città di Bologna il 13 febbraio 2011 ha visto scendere in piazza e per le strade principali le donne, ma non solo. Erano tante le persone. E di tutte le età.
Il percorso previsto, quello concordato con le forze dell'ordine, avrebbe riguardato la periferia della città: occupare strade che non avrebbero creato troppi disagi. Un cammino che si sarebbe dovuto svolgere nei pressi della stazione centrale senza toccare le strade principali della città, ma soprattutto senza arrivare in Piazza Maggiore. Durante la manifestazione i programmi sono cambiati. Senza problemi. Questo flusso di donne agguerrite e uomini in silenzio si è spostato percorrendo Ugo Bassi fino ad arrivare in Piazza Grande (così chiamata dai bolognesi). Non è stato un gesto di poca importanza o da sottovalutare. Nel suo piccolo è stata una sfida e una conquista. Conquistare Piazza Maggiore significa coinvolgere tutti. Arrivare a tutti. Lasciare una periferia per sfidare il centro. Mi piace pensarla così: uomini e donne di ogni età che insieme provano a conquistare l'attenzione centrale rinunciando a rimanere una minoranza relegata e dimostrando che la maggior parte delle persone di questo paese è onesta, lavora con dignità, sogna un Italia migliore.