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mercoledì 11 aprile 2007

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni e i Ciclopi e la furia di Nettuno non temere, non sarà questo il genere di incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,ne' nell'irato Nettuno incapperai se non li porti dentro se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga. Che i mattini d'estate siano tanti quando nei porti - finalmente e con che gioia -toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi, va in molte città egizie impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull'isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca. Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

venerdì 6 aprile 2007

Tutti giù per TERRA

Ricordate il famoso e popolare ritornello “giro, girotondo, casca il mondo…”?

“Tutti giù per terra!” è l’atteggiamento con cui vi invitiamo a fermarvi per iniziare questo percorso di provocazioni per uno sviluppo sostenibile. Non si tratta di restare a terra… sono già troppe le persone costrette a rimanervi. Vogliamo invece ripartire dalla nostra madre Terra, capire le cause del degrado e rialzarci insieme, per costruire un mondo dove ci sia vita per tutti.

La polemica dei fagiolini

Polemica sulle importazioni dall'Africa. Cresce il commercio solidale: 100 milioni di fatturato ROMA - Se dieci anni fa il regista Fulvio Ottaviano l'avesse saputo, avrebbe forse cambiato il titolo del suo film, per una breve stagione autentico cult della sinistra giovanile. Da «Cresceranno i carciofi a Mimongo» in «Cresceranno i fagiolini a Kongoussi». Perché mentre nella piccola città del Gabon i carciofi sono ancora merce sconosciuta, invece nella località del Burkina Faso i fagiolini crescono eccome. La Coop li compra, grazie a un accordo quinquennale con una cooperativa africana, e li vende nei supermercati italiani con il bollino TerraEqua. Si chiama «commercio equo e solidale». Ma ciò non toglie che quei fagiolini, siano considerati da Rifondazione comunista una vera pietra dello scandalo. Al punto da sferrare un attacco senza precedenti, a mezzo stampa, alla Coop. Questa la tesi presentata in prima pagina da Liberazione: l'operazione danneggia i nostri contadini, che si vedono arrivare sul mercato fagiolini a un prezzo inferiore di oltre un euro al chilo rispetto alla produzione italiana, ma anche i contadini africani, costretti a coltivarli a scapito delle produzioni locali. Come se non bastasse i vegetali arrivano in aereo, con perniciose emissioni di gas serra dai cargo che li trasportano.
Che perfino il fagiolino africano possa fomentare le polemiche a sinistra, in effetti, è proprio il colmo. Anche perché il «commercio equo e solidale», nuova frontiera della solidarietà internazionale, sembrava una delle poche certezze «unitarie». Dalle Botteghe del mondo, un circuito di circa 300 punti vendita organizzati dal consorzio Altromercato, fino alla grande distribuzione che vende prodotti certificati da Transfair, il fatturato di questi prodotti supera ormai 100 milioni di euro l'anno. Nulla, se raffrontato agli 11 miliardi l'anno del giro d'affari della sola Coop. Ma è un «nulla» in continua crescita. Iniziato con le banane, il «commercio equo e solidale» con i piccoli produttori del Terzo Mondo si è allargato ormai ai prodotti tessili e artigianali. Il commerciante deve rispettare regole precise. «L'equo compenso della manodopera, il rifiuto dello sfruttamento del lavoro minorile, il prefinanziamento e la continuità delle forniture per assicurare una prospettiva di sviluppo», spiega Vito Cassata di Altromercato. Che ammette tuttavia come «purtroppo» anche qualche multinazionale «per ragioni di marketing» abbia cercato di infilarsi nell'affare che per ora, in Italia, è in mano alle cooperative, bianche o rosse che siano. Anche per questo nessuno aveva finora pensato che ci si potesse accapigliare. Se si eccettua quello che il presidente della commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci definisce «qualche mugugno da parte delle Botteghe nel mondo quando è entrata anche la grande distribuzione» . C'è addirittura un'«associazione interparlamentare equo e solidale» di deputati e senatori che si occupa della faccenda. Mica tre o quattro: sono 120. E di tutti i partiti. Ci sono il capogruppo dell'Ulivo alla Camera Dario Franceschini, Francesco Rutelli, il Ds Nuccio Iovene, Alessandro Forlani (il figlio di Arnaldo) dell'Udc, ma anche Giovanni Russo Spena, Alfonso Gianni e lo stesso segretario di Rifondazione, Giordano. Il presidente è Realacci, che rivela come pure il presidente della Camera sia sensibilissimo al tema: «Anche alla buvette di Montecitorio ci sono prodotti del commercio equo e solidale. La presentazione è avvenuta con Bertinotti, in pompa magna». Quali prodotti? «Cioccolata, succhi di frutta, biscotti, tutto buonissimo». Il caffè «equo e solidale», invece, dice Realacci, è stato sostituito con un prodotto commerciale. «Diciamo che non era il massimo. E questo, lo ammetto, non aveva fatto salire le mie quotazioni alla Camera».
Corriere della sera, 25 marzo 2007

sabato 31 marzo 2007

Un aiuto con Emergency

"Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi.
Il responsabileafgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani. Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando "con i cavi elettrici". Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla suafamiglia. Domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un"alto meeting sulla sicurezza nazionale" presieduto da HamidKarzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove. Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi giorni, di impegnarsi per l'immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l'avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data."
Emergency

venerdì 23 marzo 2007

L'acqua

22 marzo, Giornata Mondiale sull' acqua. Riflettiamo su un'esigenza di giustizia sociale.
Un problema drammatico per il Terzo Mondo!
“Nessuna singola misura riuscira' a far di piu' per diminuire le malattie e salvare vite nel mondo in via di sviluppo che il rendere accessibile a tutti acqua sicura ed impianti igienici adeguati.”- Kofi Annan, Segretario Generale ONU, Rapporto del Millennio.

Un miliardo e cento milioni di persone, piu' o meno un sesto della popolazione mondiale, non hanno accesso ad acqua sicura e 2 miliardi e 400 milioni, ossia il 40 per cento della popolazione del pianeta, non dispongono di impianti igienici adeguati.
Ogni giorno, circa 6.000 bambini muoiono per malattie causate da acqua inquinata, da impianti sanitari e da livelli di igiene inadeguati – come se 20 jumbo jet si schiantassero ogni giorno.
Si stima che acqua non potabile e impianti igienici inadeguati siano all’origine dell’80 per cento di tutte le malattie presenti nel mondo in via di sviluppo.
Donne e bambine tendono a soffrire maggiormente a causa della mancanza di impianti igienici.
Lo sciacquone della toilette in un paese occidentale impiega una quantita' d’acqua equivalente a quella che, nel mondo in via di sviluppo, una persona media impiega per lavare, bere, pulire e cucinare nell’arco di un’intera giornata.
Nel corso del secolo scorso l’uso dell’acqua e' aumentato del doppio rispetto al tasso di crescita della popolazione. Il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Asia meridionale soffrono di carenze idriche croniche.
Nei Paesi in via di sviluppo fino al 90 per cento delle acque reflue viene scaricato senza subire alcun genere di trattamento.
Il pompaggio intensivo delle acque freatiche per ricavare acqua da bere e per l’irrigazione ha fatto si' che in numerose regioni i livelli dell’acqua siano diminuiti di decine di metri, costringendo le persone a bere acqua di qualita' scadente.
Nei Paesi in via di sviluppo le perdite di acqua causate da dispersioni, allacci illegali e sprechi ammontano a circa il 50 per cento dell’acqua da bere e al 60 per cento dell’acqua irrigua.
Nel corso degli anni ’90 le inondazioni hanno interessato piu' del 75 per cento di tutte le persone colpite da disastri naturali, causando piu' del 33 per cento del totale dei costi stimati per i disastri naturali.

Dalla Calabria all' Italia...




...uniti per la XII Giornata Mondiale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie.



"Pongo a tutti una domanda, una domanda alla nostra coscienza, alla coscienza di tutti: di chi è la responsabilità di tutto questo sangue? di tutte queste morti? Ognuno risponda nella propria coscienza, perchè è troppo facile rispondere che è dei mafiosi, dei politici, delle istituzioni. E' necessario questo ma è importante prenderci anche la nostra quota di responsabilità. Per piacere, il problema non è la 'ndrangheta, il problema SIAMO NOI; possibile che 133 famiglie tengono in ostaggio la Calabria, e non solo la Calabria! Tocca a noi ribellarci, trovare la forza e il coraggio. Tutti insieme diciamo BASTA!"



Con questo discorso don Luigi Ciotti, presidente di Libera, Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, ha dato inizio al primo giorno di questa primavera "invernale" a Polistena.

Noi, la città di Avellino, c'era!

Che l' abbraccio che ho ricevuto dalla forza e dalla passione di don Ciotti possa arrivare nelle vite di tutti voi affinchè possa farvi credere che un mondo senza mafie è possibile!

martedì 20 marzo 2007

Daniele torna a casa

Non credo che dimenticherò il lungo applauso a Daniele Mastrogiacomo dei colleghi di "Repubblica", ieri, quando abbiamo saputo che era vivo, e che era libero. Nei giorni terribili della paura per la sua vita, nell'angoscia per la decapitazione del suo autista Said, abbiamo scoperto che un giornale non è solo una famiglia intellettuale e professionale, ma anche una tribù, con vincoli profondi e sentimenti fortissimi. Tutto questo si è sciolto con la prima telefonata di Daniele da Lashkar Gah - quella telefonata che avevamo aspettato e inseguito per quindici giorni - ma non è finito. Perché attorno al giornale si è mossa una comunità ampia, solidale e partecipe, che è il mondo di "Repubblica", per noi prezioso. E ancor più, un sentimento nazionale, se così si può chiamare, che ha unito giornalisti e cittadini nella passione per un unico obiettivo: liberare Daniele. Se oggi Daniele è libero, noi dobbiamo dei ringraziamenti. A Gino Strada e la sua Emergency prima di tutto, perché senza di loro la fase del rilascio nel sud dell'Afghanistan sarebbe stata molto più difficile e rischiosa. A Prodi e D'Alema, per aver voluto e saputo premere su Karzai, il presidente dell'Afghanistan, perché nella sua autonomia rispondesse alle richieste che a lui rivolgevano i rapitori taliban. All'ambasciatore italiano a Kabul, Sequi, e al Capo dell'unità di crisi della Farnesina, Elisabetta Belloni, che hanno retto la barra di giornate difficili con grande esperienza e sicurezza, insieme con i servizi di informazione. "Repubblica" ha partecipato alla gestione della crisi perché un canale si è aperto proprio con noi, e su quel canale sono passate la prima rivendicazione del sequestro, la prova che Daniele era vivo, le terribili minacce per la sua vita e gli ultimatum che ci hanno fatto tremare. Tutti abbiamo fatto di tutto per salvare una vita umana e per liberare un reporter italiano dai suoi rapitori. Sapendo, come abbiamo scritto il primo giorno, che nel ricatto del sequestro c'è lo spazio intero della nostra libertà e della nostra sovranità, dunque dell'autonomia della politica occidentale e delle sue scelte. Siamo riusciti a liberare Daniele e a rispettare l'autonomia della politica, che oggi può giudicare il caso afgano libera da ogni costrizione. Ecco perché questo è un gran giorno per "Repubblica" e per il Paese.
20 marzo 2007, La Repubblica