Repubblica.it > Esteri

Pagine

venerdì 10 aprile 2009

Napoli, 21 marzo 2009



Per un giorno, quello che dà il benvenuto alla primavera, Napoli è stata protagonista della XIV Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo di tutte le vittime di mafia. Una città che ha ospitato, secondo gli organizzatori (in particolare Libera Avellino!) 150 mila persone provenienti da tutta Italia, e non solo. Quest'anno c'erano anche parenti di vittime di mafia provenienti dalla Polonia, Russia, gli amici del Senegal.
Abbiamo camminato, ascoltato e guardato con attenzione. 500 famiglie colpite dalle mafie erano presenti. Insieme ai tanti studenti e giovani. E don Tonino Palmese. E don Luigi Ciotti. Con la sua forza di gridare "voi istituzioni dovete fare la vostra parte, se noi cittadini c'impegnamo a fare la nostra" guardando il sindaco Iervolio e il presidente Bassolino. Com'era immaginabile, non sono mancati i fischi quando Bassolino ha letto alcuni dei nomi vittime di mafia. Ma non sono mancati neanche gli applausi per alcune testimonianze e per il rappresentate del senegal a castelvolturno, dopo l'uccisione brutale di 7 senegalesi per mano della camorra. Inaspettata e improvvisa anche la presenza di Saviano e della sua voce tremolante mentre pronunciava quei nomi.

martedì 27 gennaio 2009

Memoria...della vita


Uso, oggi, nel giorno della memoria dello sterminio della vita di tanti "diversi", questa foto presente all'ArteFiera di Bologna, per ricordare di dare più valore alla vita di ogni giorno e di scegliere di difendere il futuro e tutte le sue generazioni. Per evitare di consegnare loro nelle mani della guerra e della desolazione. Buona vita a tutti.

lunedì 19 gennaio 2009

Da Martin Luther King a Obama

Era il 1963, quando il premio nobel per la pace più giovane della storia (a soli 35 anni), Martin Luther King, scriveva dal carcere di Birmingham che "l'ingiustizia che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque. Siamo presi in una rete di reciprocità alla quale non si può sfuggire, avvolti da un'unica trama del destino. Qualunque cosa riguardi direttamente uno, riguarda in modo indiretto tutti. Non potremo mai più permetterci di vivere con l'idea ristretta e provinciale dell' "agitatore che viene da fuori"."
Oggi, mentre il mondo ricorda la pratica di vita non violenta di quest'uomo, di questo politico, attivista e pastore protestante statunitense, le redini degli Stati Uniti d'America vengono ufficialmente afferrate con forza dal neoeletto Barak Obama. Probabilmente è proprio da qui che ha inizio il futuro, il momento in cui la politica internazionale provi a sollevarsi dalle sabbie mobili dell'ingiustizia per aggrapparsi (e da lì rinascere) alla solida roccia della dignità umana. Qui e ora, è necessario creare quella "tensione nella mente" che Socrate aveva capito, in modo da liberare gli individui dai miti, dalle mezze verità, dal pregiudizio e dal razzismo, elevandoli fino alle altezze del "regno dell'analisi creativa", della "disamina oggettiva", della comprensione e della fratellanza.

domenica 11 gennaio 2009

1999deandrè2009



Caro Fabrizio,
quante cose son cambiate in questi 10 anni!
La terra è ancora "tutta un lutto", e io ancora mi chiedo: "chi la consolerà?". La crisi che tu hai visto e percepito, nella politica, nella cultura, nella fede, ha assunto nuove sembianze, e per molti aspetti più pericolose. La politica si è trasformata in un vero e proprio teatrino in cui i personaggi parlano di cambiamento, sostegno a idee nuove, posto ai giovani, ma chi mantiene il ruolo di potere è ancora lì (inutile ricordarti chi sono, li conosci bene!), le cui fila sono rigorosamente mosse da un potere più forte, quello della finanza. Per lei, mio caro Fabrizio, "il soldato Piero è tornato in battaglia". La guerra non è mai finita. La guerra è diventata necessaria per questo sistema economico-finanziario. "La guerra è dappertutto": Congo, Palestina, Kivu, Zimbawe, Israele, queste oggi le terre più martoriate a causa delle risorse energetiche che servono a mantenere uno stile sempre più consumistico dall'altra parte del pianeta. La cultura è tra i settori in cui si tagliano i fondi. Sta diventando il luogo della differenza e dell'emarginazione: i figli dei ricchi hanno strutture (private) migliori e i bambini stranieri (ma italiani) rischiano di frequentare classi separate. L'università e la ricerca sono in agitazione. I nostri cervelli migliori stanno scegliendo di lavorare in altri paesi. E l'italiano medio continua a mantenere il suo status di ignoranza affidandosi esclusivamente a faziose e manipolate notizie televisive e, inseguendo futili mode, ha ancora una terribile dificoltà a capire che "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior". Anche la fede ha subìto duri colpi. O meglio, l'istituzione chiesa sembra stia perdendo fede e fedeli.
Ti scrivo oggi, Fabrizio, mentre su Gaza cadono bombe di fosforo bianco colpendo case di civili, ospedali organizzati da volontari e strutture degli aiuti umanitari. Vivo con la speranza che "ci salverà l'aviatore che la bomba non getterà" e tutti i soldati israeliani che si rifiuteranno di continuare. Il mondo che sognavi e che io ancora sogno e ancora voglio, è possibile. Di questo sono convinta. Ma la gente è davvero tanto sfiduciata. E' importante lavorare anche su questo. Grazie per il contributo che hai dato a questo mondo e alla vita di molti di noi.

venerdì 2 gennaio 2009

Un anno di pace?



Che effetto fa parlare di Natale, di festa, di "buon anno", di luci accese, regali sotto l'albero, super pranzi, da un'altra parte del pianeta? Che effetto fa pensare al Natale o al prossimo anno in Congo, dove proprio il 25 dicembre sono stati massacrati 400 civili? O a Gaza dove si continua a sparare e a morire? O nelle case europee e italiane sempre più povere?
Forse,mai come in questo momento storico, il mondo ha sentito l'esigenza di pace e di speranza per il futuro. Perchè siamo ancora in tempo per cambiare e per aggiustare le cose. Non sarà facile e nemmeno troppo economico rimetere le cose al loro posto, ma ci dobbiamo almeno provare. A partire dall'essere umano. Mettiamo l'essere umano al centro della vita politica, economica e sociale. Al centro dei nostri comportamenti, dei nostri acquisti e consumi. Quando guidiamo o guardiamo la tv, quando discutiamo o camminiamo per strada, quando concludiamo un affare o ci rechiamo in banca. Quando andiamo in discoteca, quando beviamo una birra, quando facciamo un regalo a qualcuno, quando ci laviamo i denti. Ricordiamoci dell'essere umano quando navighiamo su internet o quando ci spostiamo in un altro paese; quando un mendicante insiste per pulire i vetri della nostra automobile, quando facciamo la fila alle poste, quando un nero vuole venderci a tutti i costi una cianfrusaglia, quando la burocrazia mette a dura prova la nostra pazienza o quando riceviamo 10 euro in più di resto per una distrazione del tabaccaio.
Che questo nuovo anno possa cambiare le scelte di ognuno di noi per costringere coloro che hanno ruoli decisionali nella vita politico-economica del nostro pianeta a dare finalmente importanza all'essere umano. Chissà, forse in questo modo, avremo la possibilità di mettere al mondo dei figli in un posto un pò più pulito di come si presenta oggi.
Un augurio di pace al nostro mondo.

lunedì 10 novembre 2008

Una morte in nome della legalità

E' morta Miriam Makeba. E' morta dopo il suo ultimo canto di speranza a Castelvolturno, nella terra dell'illegalità, della camorra, del razzismo. Anche la sua morte, così come la sua vita, è stato un gesto coerente con le sue idee e la sua voglia di ricercare speranza.
Mama Afrika (così è meglio conosciuta) è un modello per molti africani in esilio in varie arti del mondo, per molti che si battono contro l'apartheid e contro il razzismo mondiale, per molti che ancora credono e che ancora sperano, non solo neri.
I segni che lei ha lasciato sono troppo radicati nel mondo per essere cancellati. Miriam Makeba non è morta perchè la sua speranza continuerà a muovere le nostre azioni e le nostre scelte.

giovedì 6 novembre 2008

L'era del Nuovo Mondo

Obama ce l'ha fatta...è il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. Per la prima volta nella storia abbiamo avuto la possibilità di assistere all'elezione del primo presidente nero degli stati uniti d'america. Non è solo l'uomo Barak Obama ad aver vinto, ma è l'emarginazione ad aver vinto, sono i diritti umani che hanno vinto, gli esclusi, le minoranze, i poveri, gli immigrati hanno vinto. E ancora, hanno vinto tutti quelli che non si sono stancati di questo triste mondo e vogliono continuare a sognare di poterlo ancora cambiare.
La speranza ha preso un nuovo colore e un nuovo odore, quello del cambiamento.
Il compito che avrà Obama non sarà facile, ma oggi è bello e necessario essere fiduciosi, tenendo sempre a mente che un solo uomo non riuscirà a cambiare le sorti di questa realtà. Ognuno nel proprio piccolo ha la possibilità di aiutare Obama in questa missione.
Una nuova storia sta per iniziare e, oggi, sono davvero felice di farne parte.